In Rainbows

venerdì, maggio 20, 2011 | | Bookmark and Share

In Rainbows

In Rainbows

Description In Rainbows

Brani

1.15 Step
2.Bodysnatchers
3.Nude
4.Weird Fishes/Arpeggi
5.All I Need
6.Faust Arp
7.Reckoner
8.House Of Cards
9.Jigsaw Falling Into Place
10.Videotape

Recensioni In Rainbows da Utente

Recensione : In Rainbows [Edizione: Germania] (Audio CD) Ultimamente i Radiohead ci hanno abituato ad un uso di strumenti elettronici molto massiccio in tanti brani di Kid A e Amnesiac in cui il punto di partenza era sperimentare (usare la voce campionata come un semplice loop da ripetere, campionare un giro di chitarra e rendere irriconoscibile lo strumento), nel successivo Hail to the Thief erano presenti strumenti elettronici ma questi sembravano usati al servizio della canzone vera e propria. In rainbows per tanti aspetti riprende alcune caratteristiche di Hail to the Thief: è un disco suonato, le sue canzoni non vengono sfigurate da sperimentazioni in fase di post-produzione. La batteria elettronica con i suoi beat sembra lo strumento principale di questo lavoro. Oramai questa è una costante della sezione ritmica dei Radiohead, basso e batteria inventano un ritmo su cui gli altri strumenti spesso ripetono dei giri, seguendo la struttura tipica di in un brano da club, spesso il ritmo è quello spezzato da break-beat. Accade così in Bodysnatchers, quello che sembrerebbe il brano più classicamente rock, per le sue chitarre elettriche e anche in Weird fishes/arpeggi dove la chitarra invece costruisce un arpeggio sul ritmo (spesso negli ultimi album le chitarre si limitano a fare questo). I brani più lenti del disco, quelli dagli arrangiamenti più giocati sulle tastiere non sono comunque rilassati, sia la voce di Thom sia i testi fanno sì che brani come Nude (con un tappeto di tastiere e il suono della batteria che sembra provenire da un nastro suonato al contrario) o la finale Videotape non si possano definire semplici ballate. Un brano come All I need sembra una nuova versione di Climbing up the walls, per il testo, per i fischi degli strumenti in sottofondo, mentre l'atmosfera di Faust Arp è strana e irreale grazie all'incrocio tra arpeggi di chitarra e tastiere, strani e irreali sono anche i cori sul ponte di Reckoner, che sembrano quasi usciti da un blues del Delta Nei brani più aggressivi, 15 steps, Bodysnatchers, Jigsaw falling into places il ritmo diventa ossessivo, voce e strumenti ripetono uno una stessa frase: è questa una delle caratteristiche espressive dei vecchi Radiohead rimasta viva in questo lavoro. Tirando le somme si può dire che questo sia un pregevole album di canzoni suonate, senza ripetere una qualche formula, spesso non essendo neanche organizzate secondo la divisione strofa/ritornello/strofa ma su una progressione, un disco dove i Radiohead inseriscono l'uso di tastiere, strumenti elettronici o giochetti da post-produzione in maniera armonica. Non uso spesso la parola capolavoro, e non è il caso di scomodarla per questo disco; diciamo che i Radiohead hanno intrapreso un ulteriore passo (più riuscito di Hail to the Thief) per accordare interessi verso l'elettronica con il rock, questa non è una tendenza dei soli Radiohead, anche i Placebo hanno avuto un'evoluzione del genere (con le sue caratteristiche), gruppi come gli U.N.K.L.E. (con cui Thom Yorke ha collaborato anni fa) o gli Stateless partendo dalla musica da club arrivano a risultati simili, anzi l'intera musica inglese, dal Beat allo Ska, alla scena di Madchester, al New-Rave, ha sempre avuto la tendenza ad unire i due mondi. Non bisogna dunque fare l'errore di considerare i Radiohead come i paladini di un modo tutto loro di fare musica.