Shotter'S Nation

Dettaglio di Shotter'S Nation
Artista : Babyshambles
Editore : Capitol
Shotter'S Nation recensioni da clienti
Recensione : Shotter'S Nation Shotter's nation è la seconda prova sulla lunga distanza dei Babyshambles, dopo Down in Albion e l'ep The Blinding. Il disco segue alcune tendenze già evidenziate proprio dall'ep uscito circa un anno fa, cioè una cura verso gli arrangiamenti che si riflette dunque nell'elaborazione di pezzi più melodici. Il lato più melodico e meno dissonante di Pete Doherty in realtà non è una sorpresa per chi conosce anche la montagna di brani non commercializzati ma disponibili su internet, dal demo Legs XI dei Libertines fino alle tante registrazioni solo con la sua voce e chitarra.
Una produzione più lavorata, frutto del lavoro di Stephen Street già produttore degli Smiths, di Morrisey e dei Blur, non esclude la matrice propriamente rock del disco, anzi le melodie anni '60 di Doherty vengono immerse nei suoni del miglior rock inglese di quel decennio. Così Delivery e Crumb Begging Baghead tra echi dei Kinks e tastiere rock-garage sono due perle e anche Baddie's Boogie viaggia sulla stessa lunghezza d'onda per i suoni. Molto cariche e convincenti sono anche l'iniziale Carry on up the morning (perfetta per aprire il disco, con il suo giro di chitarra rumorosa si pone in continuità con i dischi dei Libertines e Down in Albion) e la punkeggiante Side of the road. UnBiloTitled, Unstookie Titled, There she goes e Lost art of murder mi sembrano i lavori su cui la produzione ha creato un suono diverso dal passato in maniera convincente; Pete canta in maniera più profonda, più bassa, in maniera più pensata, al suono delle chitarre si aggiunge qualche caratteristica in più rispetto allo stile di Pete e di Mik. Già che parliamo di arrangiamenti occorre dare il giusto merito al jazzato di There she goes e a Lost art of murder, che vede la partecipazione del chitarrista folk Bert Jansch. Mi convince di meno, o meglio mi suona ancora strana Deft left hand, un brano rock coinvolgente ma forse troppo prodotto... non ho ancora le idee chiare su questo pezzo. Non ho ancora parlato di French dog blues, che sarà il prossimo singolo e si può avvicinare ai pezzi dal sapore anni '60 e You talk, brano divertente. Ho accennato molto alla produzione, proprio perché questa valorizza alcuni interessi musicali di Pete Doherty rimasti sempre un po' in ombra -a favore di una maggior immediatezza -nei lavori precedenti; questa armonizza anche un'altra caratteristica delle composizioni di Doherty: i cambi di tempo. Sin dai tempi dei Libertines molte canzoni avevano diversi cambi di tempo o di tonalità, questi sono presenti anche nei brani di Shotter's Nation ma si avvertono di meno, proprio per via di un maggior lavoro in studio.
Per accennare anche ai testi, da sempre punto di forza del gruppo, rimane costante l'autobiografia: riemerge l'alter ego Bilo, i problemi sentimentali di Peter e quelli legati alla fama, che nel suo caso corrisponde all'essere preda degli attacchi dei tabloid ("they sold my name after they stole my shame).
Insomma, un ottimo lavoro che amplia ulteriormente gli orizzonti musicali a cui i Babyshambles ci avevano abituato, uno dei migliori lavori del 2007.